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0,2 e sei un criminale…..

Mercoledì, 17 Dicembre 2008

0,2 grammi litro di alcol nel corpo e sei fregato. Eh si a quanto sembra c’è un accordo bipartisan in parlamento per abbassare ulteriormente il limite di alcool consentito alla guida. Litigano su tutto in Parlamento, ma su questo punto pare nessuno nutra dubbi.

Non so, non capisco la ratio della norma, di questo inasprimento. Capisco che la guida in stato di ebbrezza sia un problema serio. Non capisco come mezzo bicchiere di vino a cena (perchè di mezzo bicchiere si tratta con un limite di 0,2) possa essere così pericoloso per la pubblica incolumità. No, assolutamente non lo capisco. E soprattutto non capisco cosa hanno a che fare i tragici fatti di cronaca di incidenti terribili causati da persone ubriache con un limite alcolemico così basso. Questi incidenti che tanto colpiscono la pubblica opinione sono stati, apparentemenete, causati da gente ubriaca, ma ubriaca davvero, al limite dello stato confusionale che aveva in corpo 5 o 6 volte la quantità di alcool consentita. E non credo che a queste persone importi molto se il limite di legge è di 0,2 piuttosto che di 0,5.

Non discuto che in stato di lucidità assoluta i riflessi siano più pronti. Non lo discuto. Ma la lucidità viene alterata anche da un’infinità di fattori soggettivi, che possono incidere anche più di un bicchiere di vino sulle capacità di reazione.  Sonno, stanchezza, problemi fisici, preoccupazioni, il bambino che piange sul sedile posteriore, il tergicristallo che non funziona bene, le scarpe con il tacco, l’età di una persona e chissà quanti altri. Tutte queste cose incidono sulla capacità di reazione di un guidatore ben più di un un singolo mezzo bicchiere di vino.

Le macchine sono oggetti pericolosi, la loro pericolosità è intrinseca. Non si arriverà mai al rischio zero. Nemmeno con la tolleranza zero. Forse riducendo ancora i limiti alcolemici qualche zero virgola di sicurezza in più si otterrà. Forse vietando la guida a quanti abbiano superato i cinquantacinque anni di età si aumenterà la sicurezza di più di uno zero virgola. Forse vietando la guida alle mamme con i bambini ancora guadagneremmo qualcosa in sicurezza.  ma dove andiamo, in che mondo ci troveremmo a vivere.

Abbiamo di gà un limite di legge al consumo di alcolici alla guida, che tra l’altro è già tra i più ristrettivi di europa, facciamolo rispettare e facciamola finita. Facciamola finita con questo vezzo tutto italico di  inasprire leggi e pene quanto meno siamo in grado di far rispettare le norme già esistenti.

Toh…un dolcetto buonissimo

Sabato, 8 Novembre 2008

Ieri sera piccola grande degustazione tra amici, verticale dei Barolo di Fenocchio con assaggi en primeur di campioni di botte e vecchie splendide annate. Era presente il produttore (se esistesse un emotikon per l’inchino lo piazzerei qui al posto di questa parentesi). Baroli tradizionalissimi, difficili, ma meravigliosi. Differenza tra le diverse annate nettissima, ognuna con il proprio speciale e specifico carattere e stesso filo conduttore che le lega inequivocabilmente al territorio, alla vigna.

Ma non voglio parlare dei Barolo oggi.

Tra le diverse bottiglie Claudio Fenocchio ci ha fatto assaggiare il suo dolcetto.

Vino, per intenderci da 8/9 euro in enoteca (ammesso che lo troviate perchè il 90% della sua produzione viene venduta all’estero, ne avevo parlato, dei nostri grandi vini che finiscono direttamente oltreconfine, in un precedente post: sapete i “barbari” spesso bevono meglio di noi).

Splendido. Un piccolo grande vino.

Ma, capiamoci, non un piccolo vino che scimmiotta i grandi vini, non un vino per forza speziato, per forza boisè, per forza morbido, per forza pieno di profumi che non si capisce da dove vengano (anzi, si capisce benissimo, ma è meglio che non lo dica), un vino semplice, vinoso, dove si sente l’uva, un frutto rosso giovane e maturo ed una delicata violetta in fiore. Niente di più, niente di meno. In bocca una giovanile ed allegra freschezza, integrità di frutto, presenza sempre piena e nessuna cedevolezza durante la deglutizione, un perfetto amalgama tra le varie componenti. Un vino da berne litri in allegria e semplicità. Un vino fatto b.e.n.i.s.s.i.m.o. . E a me i dolcetto non sono mai piaciuti.

Poi Claudio mi dice che anche per il dolcetto, oltre che per i Barolo e lo sapevo, non usa lieviti selezionati, la scelta è la fermentazione spontanea. Cosa significa fermentazione spontanea e cosa sono i lieviti selezionati.

I lieviti sono microorganismi fungini responsabili della fermentazione alcolica del mosto. Quelli che, per intenderci, trasformano l’uva in vino. I lieviti sono naturalmente presenti sulle bucce dell’uva, ma la loro quantità e qualità è condizionata da diversi fattori. Ne cito alcuni: Il territorio (un territorio tradizionalmente vocato alla viticoltura di qualità seleziona naturalmente diverse famiglie di lieviti), i trattamenti sistemici a cui vengono sottoposte le viti (tutti i prodotti chimici usati per mantenere sane le piante condizionano qualitativamente e quantitativamente la popolazione fungina), la sanità delle uve. Va da se che un vino prodotto con lieviti indigeni rispecchierà fedelmente la qualità del vigneto, delle uve, dell’annata. E non avrà mai quei profumi sparati di ogni frutto ed ogni fiore esistente in natura che oggi tanto piacciono. Ma sono vini molto più difficili da fare: l’uva deve essere sanissima, il territorio deve essere vocato, il vigneron deve essere attento, capace e discreto. Vini rischiosi da fare perchè una fermentazione sbagliata può mandare, e succede, in malora un’intera vendemmia. E questi rischi solitamente non si corrono con vini di questa fascia prezzo.

I lieviti selezionati sono, invece, riprodotti in laboratorio in forma assistita ed ormai selezionati con precisione per restituire profumi particolari ed anche sottoprodotti di fermentazione particolari (alcooli, polialcoli etc.). In sintesi consentono di ottenere vini corretti e senza sbavature. Ma anche senza carattere. Un pò come la differenza tra un formaggio vero ed un formaggio industriale, tra una caciotta di pecora a latte crudo ed un galbanino. Tra una Mozzarella Santa Lucia ed una vera bufala. Tra Obama e Veltroni.

Produttori che fanno la loro parte ce ne sono quindi, e sta anche a noi che operiamo professionalmente nel settore contribuire alla formazione del gusto delle nostre clientele, sta anche a noi diffondere tra la gente gli strumenti che consentano di distinguere tra un vino buono e sano ed un vino piacione e di moda. Prendendo i nostri rischi, ma contribuendo a promuovere il lavoro di grandissimi produttori e la diffusione di prodotti sani e molto più buoni di quelli a cui il mercato è assuefatto.

Con un pò di buona volontà..come si dice….Yes we can….

I biodinamici

Giovedì, 16 Ottobre 2008

C’è molta attenzione in questo momento intorno ai vini biodinamici o naturali in genere. Uso con cautela il termine “biodinamico” affiancandolo al termine “naturale” perchè spesso sono gli stessi produttori a non volere essere definiti biodinamici in senso stretto avendo scelto di non seguire al 100% le indicazioni della agricoltura biodinamica di Steiner. L’attenzione al momento è alta, ma proviene, come sempre d’altronde agli inizi di un fenomeno, soprattutto dagli addetti ai lavori e dagli appassionati di vino.

Cosa è un vino biodinamico o naturale che dire si voglia. Semplicemente un prodotto genuino dove gli ausili della chimica e delle tecnologie sono ridotti al minimo se non completamente banditi.

Quindi nessun trattamento sistemico in vigna, grandissima attenzione per la salute delle viti, da preservare e da perseguire, attraverso trattamenti che si potrebbero definire omeopatici, aumentando le capacità della singola pianta di difendersi da malattie e parassiti. L’equazione è : pianta in salute = frutti eccellenti. Ed un frutto eccellente ha poco o nessun bisogno di essere sostenuto da aiuti chimici, in vigna ed in cantina. Si arriva quindi al non controllo delle temperature di fermentazione, rigorosamente al solo utilizzo di lieviti indigeni (fermentazioni spontanee), a volte al totale non utilizzo di anidride solforosa.

Il risultato? Spesso eccellente a volte approssimativo. Ma d’altronde non basta appartenere ad una categoria per per ottenere un prodotto migliore. Ci saranno sempre i più bravi ed i meno bravi, i più fortunati ed i meno fortunati.

Nella media il fenomeno è comunque molto interessante ed i vini il più delle volte sono molto buoni. Assolutamente diversi dai vini chimico industriali. Scordarsi i profumi di di tutte le frutte e fiori del mondo, ad esempio.

Ma d’altronde anche i grandissimi vini hanno la caratteristica di non essere immediatamente espliciti.

Un dato da sottolineare è che il loro prezzo li colloca in una fascia intermedia, non accessibile a tutti, ma comunque accessibile,  dove solitamente è difficile reperire vini interessanti.

Per chi è mosso da curiosità enoalimentare sono senza dubbio vini da provare.

In difesa del vino Italiano

Sabato, 21 Giugno 2008

Negli ultimi post lasciati su questo blog ho parlato del Brunello e del recente scandalo a lui intitolato, ma se avete dato un’occhiata anche ai precedenti articoli avrete notato che la mia opinione sui temi del cibo e del vino segue comunque un suo filo logico, senza necessità di attendere le emozioni suscitate dallo scandalo di turno.

Qualcuno molto più autorevole di me, molto più articolato nelle sue considerazioni, molto più introdotto nel mondo del vino, ha lanciato una petizione in difesa del vino italiano (del vino italiano, non dei suoi surrogati).

Noi ci siamo permessi di sostenere l’iniziativa inserendo nel nostro blog il banner con il link per firmare la petizione.

Per saperne di più c’è la rivista Porthos (www.porthos.it)