Articoli marcati con tag ‘barolo’

Toh…un dolcetto buonissimo

Sabato, 8 Novembre 2008

Ieri sera piccola grande degustazione tra amici, verticale dei Barolo di Fenocchio con assaggi en primeur di campioni di botte e vecchie splendide annate. Era presente il produttore (se esistesse un emotikon per l’inchino lo piazzerei qui al posto di questa parentesi). Baroli tradizionalissimi, difficili, ma meravigliosi. Differenza tra le diverse annate nettissima, ognuna con il proprio speciale e specifico carattere e stesso filo conduttore che le lega inequivocabilmente al territorio, alla vigna.

Ma non voglio parlare dei Barolo oggi.

Tra le diverse bottiglie Claudio Fenocchio ci ha fatto assaggiare il suo dolcetto.

Vino, per intenderci da 8/9 euro in enoteca (ammesso che lo troviate perchè il 90% della sua produzione viene venduta all’estero, ne avevo parlato, dei nostri grandi vini che finiscono direttamente oltreconfine, in un precedente post: sapete i “barbari” spesso bevono meglio di noi).

Splendido. Un piccolo grande vino.

Ma, capiamoci, non un piccolo vino che scimmiotta i grandi vini, non un vino per forza speziato, per forza boisè, per forza morbido, per forza pieno di profumi che non si capisce da dove vengano (anzi, si capisce benissimo, ma è meglio che non lo dica), un vino semplice, vinoso, dove si sente l’uva, un frutto rosso giovane e maturo ed una delicata violetta in fiore. Niente di più, niente di meno. In bocca una giovanile ed allegra freschezza, integrità di frutto, presenza sempre piena e nessuna cedevolezza durante la deglutizione, un perfetto amalgama tra le varie componenti. Un vino da berne litri in allegria e semplicità. Un vino fatto b.e.n.i.s.s.i.m.o. . E a me i dolcetto non sono mai piaciuti.

Poi Claudio mi dice che anche per il dolcetto, oltre che per i Barolo e lo sapevo, non usa lieviti selezionati, la scelta è la fermentazione spontanea. Cosa significa fermentazione spontanea e cosa sono i lieviti selezionati.

I lieviti sono microorganismi fungini responsabili della fermentazione alcolica del mosto. Quelli che, per intenderci, trasformano l’uva in vino. I lieviti sono naturalmente presenti sulle bucce dell’uva, ma la loro quantità e qualità è condizionata da diversi fattori. Ne cito alcuni: Il territorio (un territorio tradizionalmente vocato alla viticoltura di qualità seleziona naturalmente diverse famiglie di lieviti), i trattamenti sistemici a cui vengono sottoposte le viti (tutti i prodotti chimici usati per mantenere sane le piante condizionano qualitativamente e quantitativamente la popolazione fungina), la sanità delle uve. Va da se che un vino prodotto con lieviti indigeni rispecchierà fedelmente la qualità del vigneto, delle uve, dell’annata. E non avrà mai quei profumi sparati di ogni frutto ed ogni fiore esistente in natura che oggi tanto piacciono. Ma sono vini molto più difficili da fare: l’uva deve essere sanissima, il territorio deve essere vocato, il vigneron deve essere attento, capace e discreto. Vini rischiosi da fare perchè una fermentazione sbagliata può mandare, e succede, in malora un’intera vendemmia. E questi rischi solitamente non si corrono con vini di questa fascia prezzo.

I lieviti selezionati sono, invece, riprodotti in laboratorio in forma assistita ed ormai selezionati con precisione per restituire profumi particolari ed anche sottoprodotti di fermentazione particolari (alcooli, polialcoli etc.). In sintesi consentono di ottenere vini corretti e senza sbavature. Ma anche senza carattere. Un pò come la differenza tra un formaggio vero ed un formaggio industriale, tra una caciotta di pecora a latte crudo ed un galbanino. Tra una Mozzarella Santa Lucia ed una vera bufala. Tra Obama e Veltroni.

Produttori che fanno la loro parte ce ne sono quindi, e sta anche a noi che operiamo professionalmente nel settore contribuire alla formazione del gusto delle nostre clientele, sta anche a noi diffondere tra la gente gli strumenti che consentano di distinguere tra un vino buono e sano ed un vino piacione e di moda. Prendendo i nostri rischi, ma contribuendo a promuovere il lavoro di grandissimi produttori e la diffusione di prodotti sani e molto più buoni di quelli a cui il mercato è assuefatto.

Con un pò di buona volontà..come si dice….Yes we can….

Che bel vino il Pajorè

Lunedì, 14 Gennaio 2008

Ho la fortuna di essere persona capace di apprezzare le gioie del vino. E’ una fortuna ve lo assicuro, conosco tanti bevitori distratti per i quali il vino è solo un liquido alcolico, uno vale l’altro, o giu di li. Mi dispiace per loro, e anche per voi se appartenete a quella genìa. ma non disperate c’è sempre possibilità di riscatto!

Preambolo necessario per introdurre il vero argomento: Barbaresco Pajorè Suran 2004 cantina Rizzi. Treiso provincia di Cuneo.

Le Langhe. Una delle due o tre zone, nel mondo, a maggiore vocazione vitivinicola. (more…)

Un ottimo fagiolo. Meglio di un astice mediocre

Lunedì, 7 Gennaio 2008

Siamo in tempi di crisi. Pare, si vocifera. Il denaro scarseggia ed il pessimismo impera. Chiamala se vuoi aria di depressione.

Come sempre nei momenti di magra ognuno guarda in fondo alle sue tasche e capisce che è tempo di risparmi.

Niente di male, così vanno le cose: -Andamento ciclico dell’economia- dice chi ha studiato -Quando a tordi e quando a grilli- si dice a Roma.

E vada quindi per il risparmio, ma, ma, se mi consentite, dopo aver ascoltato allarmismi, catastrofismi e consigli di ogni ridda da tv e giornali, vorrei anche io lasciare sul tavolo qualche istruzione per l’uso. Del cibo e suoi derivati.

Diffidate dei prezzi bassi sui grandi prodotti: chi vi offre a 10 euro un Brunello di Montalcino non è un benefattore: vi sta vendendo un vinaccio che senza quel nome sull’etichetta costerebbe un euro e cinquanta. Compratevi un buon rosso di Toscana se vi piace il sangiovese.
E la stessa cosa vale per il prosciutto di Parma, per il formaggio di fossa e in genere per tutto ciò che ha una denominazione in etichetta.

Quindi se siete in aria di risparmi non comprate cose con nomi altisonanti e prezzi bassi: sono fregature, sono porcherie. Cercate la qualità sostenibile, studiate, documentatevi e cercate le cose buone ed abbordabili. Ce ne sono ve lo assicuro. E nel mentre non perdete il rispetto per quei grandi nomi, non scordatevi che quelle denominazioni sono diventate famose perchè contraddistinguono alcuni grandissimi prodotti ( alcuni, non tutti, pochi purtroppo), non pensate che si possano fare vini eccellenti come il Barolo al di fuori del Barolo e non pensate che un Barolo possa costare 10 euro. Non pensate che un Prosecco valga uno Champagne, ma godetevi con grande piacere un ottimo Prosecco, molto meglio di un pessimo Champagne.

E per cortesia non andate a mangiare dove si spendono 25 euro tutto pesce dall’inizio alla fine….. perchè con 25 euro il pesce non lo comprate neanche se aspettate il peschereccio in banchina.

E continuo a credere, con profonda convinzione, che un ottimo fagiolo sia meglio,ma molto meglio, di un pessimo astice…….

Grande il Barolo……….

Martedì, 27 Novembre 2007

Grande il Barolo…ma chi lo beve più?

Curioso paese il nostro siamo capaci di autoincensarci per qualità che non abbiamo e di affliggerci per difetti  che poi non sono così gravi.

Parimenti esaltiamo prodotti, alimentari e non, decisamente mediocri e ci dimentichiamo di prodotti veramente grandi.

Abbiamo un vino in Italia assoluto fuoriclasse, l’unica denominazione dove la qualità media è paurosamente alta e i picchi sono addirittura vertiginosi.

Ma noi non lo beviamo (mi correggo Voi non lo bevete, perchè io lo bevo eccome).

Circa l’ 80% del Barolo prodotto è destinato all’esportazione dove non finisce sulle tavole di barbari analfabeti enoici, ma nei calici di intenditori, appassionati e gourmet.

Perchè, udite udite, anche all’estero sanno bere bene, tanto bene che il nostro miglior vino se lo ciucciano loro.

A noi i Nero d’Avola e gli Amarone, le Falanghine e i Morellini. Ai “barbari” il Barolo.

Se non siamo un popolo autolesionista…….