Si è parlato molto delle nuove normative comunitarie che consentono ai produttori di usare le “chips” per “insaporire” i vini. I trucioli per l’appunto.
In sostanza per ottenere quel sapore particolare donato dal legno, quei profumi vanigliosi, quegli aromi di spezie che tanto sembrano impreziosire i vini (cannella, cacao, caffè) è consentito prendere la scorciatoia dei trucioli, a buon mercato, rispetto all’uso delle barrique, molto costose.
Grida di scandalo.
Ma è un falso problema perchè già da molto tempo i vini di fascia media o medio bassa (cioè il 90% della produzione nazionale) vengono corretti in cantina. Ritoccandone le acidità (acido citrico), arricchendone la struttura (glicerina), rendendoli più interessanti (estratto di tannini di legni pregiati, spesso aromatizzati). L’utilità dei trucioli è già stata superata da altri strumenti tecnologici più raffinati (e di cui si parla di meno).
Il vero problema è far sapere al consumatore che quello che rende ricco ed importante un vino, non è il sapore del legno, che venga dai trucioli, dalle barrique o dall’ estratto di tannini aromatizzati. Che la barrique è uno strumento importantissimo che che serve per far “respirare” il vino durante la sua maturazione, non per cedergli sapori. Che un grande vino sà molto poco di legno.
Che un grande vino ha alle sue spalle grandi uve ed un grande territorio. E tanto, tanto lavoro di uomini competenti, seri, appassionati.