Il novello e le occasioni perdute

Novembre appena passato è il mese del vino novello.

Non ho  dati ufficiali sulle vendite dei novelli, ma a braccia posso già dirvi che saranno dati disastrosi.

Perchè quando si sfrutta una grande occasione commerciale che può (anche) far fare molti soldi (solo) per fare molti soldi è inevitabile, e giusto, che vada a finire così.

Il vino novello lo hanno inventato i francesi perchè il vino novello non è il mosto appena premuto così come esce dalla cantina. Il mosto appena premuto è instabile, rifermenterebbe nel vostro stomaco, non è esattamente un prodotto distribuibile sul mercato. Il vino novello si ottiene mediante macerazione carbonica delle uve, ma non sto aspiegarvi nei dettagli tutta la tiritera perchè non credo vi interessi. Basta dire che utilizzando questo procedimento tecnico si ottiene un vino fresco ricco di aromi primari e secondari (quelli dell’uva e del mosto per l’appunto) di facile e gradevolissima beva: una sorta di mosto chimicamente stabile.

Dal punto di vista commerciale la suggestione di un prodotto pronto quando ancora risuonano gli echi della vendemmia, di un prodotto gradevole, facile ed identificabile è forte. I francesi lo capirono per primi e colsero prontamente l’opportunità commerciale. Il famosissimo Beaujolais Noveau è “Il” Novello per eccellenza. In tutto il mondo.

Noi, in Italia, fiutato l’odore dell’affare ci siamo lanciati a ruota.

Per prima cosa abbiamo fatto una bella legge (perchè da noi una legge non si nega a nessuno) che definisce cosa deve essere il vino novello per potersi chiamare tale.

Questa legge è una porcheria. Frutto incrociato della solita incompetenza dei nostri politici e della furbizia da magliari dei produttori più forti e con più santi in paradiso.

Per la nostra legge il vino novello deve essere composto da almeno il 40% di vino ottenuto da macerazione carbonica delle uve dell’ultima vendemmia.

Traduco: nel vino novello c’è il 40% di vino nuovo da macerazione carbonica ed il 60% di vino vecchio, di giacenze di cantina, di vino invenduto nelle precedenti annate.

In sostanza la furbizia italica, dei produttori e dei politici (che così facendo  si procacciano i soliti voti facili) ha colto l’occasione con un insieme di miopia ed incompetenza: lanciamo sul mercato un prodotto che tira e svuotiamo le cantine di roba vecchia e invenduta. Due piccioni con una fava.

Il risultato: il Beaujolais noveau è a novembre sulle tavole di tutto il mondo.

Il nostro Novello ce lo stiamo dando in faccia.

Verrebbe da dire “gli sta bene”. Ma non è così perchè ci sono molti, moltissimi produttori seri ed onesti che, con costi molto più alti, producono, nonostante tutto, il novello 100% macerazione carbonica. (Tenetene conto e leggette la retroettica quando acquistate un novello).

Perchè come al solito è l’immagine di tutti noi, del nostro Paese ad uscirne male, malissimo.

Mi verrebbe da dire pazienza: tanto abbiamo fatto il callo alle figure di mmerda………

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Un Commento a “Il novello e le occasioni perdute”

  1. Liz Scrive:

    Great work.

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